Grembo: “Allattare gemelli: fiducia, cuscini e lavoro di squadra” con Fabiana Pellizzari, Denis Colloridi e Arianna Ciucci
Vi do il benvenuto su Grembo, racconti di latte (ep. 39)
Ciao, io sono Anna Acquistapace e vi do il benvenuto su Grembo, racconti di latte – una serie speciale di episodi dedicati all'allattamento.
Si dice spesso che l'allattamento sia la cosa più naturale del mondo e, in effetti, il latte materno è un nutrimento straordinario: sempre pronto. alla giusta temperatura, sostenibile, e fatto su misura per il nostro bambino o la nostra bambina.
Nella nostra cultura abbiamo davanti agli occhi immagini di allattamento fin dall'antico Egitto, quando la dea Iside veniva raffigurata mentre nutriva il figlio Horus. Eppure allattare non è affatto scontato. Naturale non significa sempre facile.
Avviare un allattamento sereno può essere una sfida. Ci sono ostacoli, dubbi, momenti di fatica, ma come in ogni passaggio delicato della vita, ciò che fa la differenza è il sostegno che riceviamo, quello che ci aiuta a trovare una posizione più comoda, uno spazio sicuro, una parola gentile.
Per questo vogliamo raccontarvi le storie di latte. Ascolteremo voci di mamme che condivideranno la loro esperienza con tutte le sfumature che portano con sé. Lo faremo insieme ad un'ostetrica e consulente dell'allattamento, Arianna Ciucci, che ci offrirà la sua prospettiva di esperta. Arianna è anche autrice del libro “La buona nascita”, edito da San Paolo, e lavora nell'associazione Gepo.
Certo, Iside era una dea, ma anche noi non siamo da meno. Avere accanto qualcuno che ci accompagna, ci ascolta e ci informa può davvero fare la differenza per vivere questa esperienza in modo più consapevole e soprattutto più nostro. Buon ascolto!
Se volete sostenere questo progetto, iscrivetevi al canale, lasciate le vostre recensioni e condividete gli episodi con le persone a cui volete bene.
“Racconti di latte”, sponsored by Inglesina
Prima di lasciarvi all'ascolto di questo episodio, vorrei dedicare un momento a parlare del brand che ha reso possibile questa produzione, Inglesina.
C'è qualcosa di profondamente misterioso nel momento in cui un bambino arriva al mondo. È la vita che si rivela in uno sguardo nuovo che incontra il nostro per la prima volta. Quello sguardo è prezioso e nasconde un'emozione che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande.
Quello sguardo lo conosce bene Inglesina, che dal 1963 accompagna le famiglie in questa trasformazione. Ogni prodotto che crea nasce dall'attenzione, dallo studio, dalla comprensione profonda dei bisogni di chi nasce e di chi accoglie, perché Inglesina sa quanto sia importante il benessere dei più piccoli e avere gli strumenti giusti per affrontare questo viaggio con consapevolezza, sicurezza e fiducia.
Credo fermamente, come Inglesina, che prendersi cura dei più piccoli significhi prendersi cura del futuro. Sosteniamo le mamme, i papà, le famiglie, perché ogni bambino che nasce porta con sé lo spettacolo della vita.
E ora lasciamoci sorprendere dalle storie di Grembo. Buon ascolto!

Introduzione
Allattare al seno due gemelli è fattibile? Nonostante possa sembrare un’impresa impossibile, ho incontrato una mamma, Fabiana Pellizzari, che mi ha raccontato che sì, è possibile; anzi, che è passata progressivamente da un allattamento misto a un allattamento esclusivo al seno. Ma come ha fatto? Lo scoprirete ascoltando questo episodio, ma posso anticiparvi che:
Pazienza, perseveranza, una pila di cuscini e una buona squadra fanno la differenza.
In questa intervista troverete anche un papà, Denis Colloridi, che ha dimostrato in modo molto chiaro che un padre, durante l’allattamento, non è l’ultima ruota del carro.
Con il supporto dell’ostetrica Arianna Ciucci abbiamo parlato di allattamento ed epidurale, di posizioni e supporti per allattare i gemelli, di bonding mentre si allatta, ma anche di telefonate alle amiche.
Perché le ore sedute ad allattare possono essere tante, tantissime, e non abbiamo bisogno di sentirci colpevolizzate per la stanchezza di quello che, a tutti gli effetti, è un lavoro.
Allo stesso tempo, abbiamo ricordato di quanto sia importante ritornare ad osservare i nostri bimbi, con attenzione e con uno sguardo amorevole. Quella che ascolterete è quindi una “storia di latte”, ma è anche una storia di fiducia nel proprio corpo, nei propri bambini e nelle persone che camminano accanto a noi. Perché, come spesso accade quando arrivano i figli, il segreto non è fare tutto da soli: è camminare insieme, come stanno facendo Fabiana e Denis.
Intervista a Fabiana e Denis
[Anna] – Ciao Fabiana, ciao Denis, ciao Arianna! Benvenuti!
[Fabiana], [Denis], [Arianna] – Ciao!
[Anna] – Benvenuti in Grembo! Oggi Grembo è molto affollato, siamo tantissimi e sono super felice di questo. Anche perché diciamo sempre che “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” e oggi quel villaggio è ben nutrito.
[Anna] – Per di più, ci troviamo in uno spazio molto bello, che è lo Spazio Gaia di Ilaria Magrinelli, educatrice perinatale che ci ospita e che ringrazio per questa bella casa che ci offre oggi.
[Anna] – Abbiamo già incontrato l'ostetrica Arianna Ciucci, ostetrica e consulente IBCLC in GEPO, nelle “storie di latte”, quindi, Arianna, sono felice di ritrovarti al mio fianco.
[Arianna] – E io felice di essere qua, come sempre!
[Anna] – Grazie! Per iniziare, chiedo a Fabiana e Denis di: presentarvi, dirmi chi siete, quanti anni avete, dove vivete, di cosa vi occupate e da chi è composta la vostra famiglia.
[Fabiana] – Allora, ciao, grazie di nuovo del benvenuto, anche noi siamo molto contenti di essere qua. È una cosa nuova, quindi…
[Ridono, NdR]
[Fabiana] – Io sono Fabiana, ho 35 anni, abitiamo vicino a Vicenza – ho parlato al plurale, perché abitiamo insieme…
[Anna] – Beh dai, sì, abitate insieme, quindi si può!
[Fabiana] – E mi occupo di back-office in un’azienda a Vicenza. La nostra famiglia è composta da me, Denis – che poi si presenterà – e i nostri due piccolini, Sofia e Riccardo.
[Anna] – Perfetto!
[Denis] – Io sono Denis e grazie mille anche da parte mia per questo incontro, ho 37 anni e, appunto, sono il marito di Fabiana, il papà di Sofia e Riccardo e sono un business unit manager per quanto riguarda un'azienda che si occupa di inverter e batterie.
[Anna] – Ok! E i vostri bimbi hanno?
[Fabiana] – Quasi 11 mesi!
[Anna] – E diciamo che hanno quasi 11 mesi perché sono…
[Denis] – Gemelli!
[Anna] – Ecco, quindi per quello hanno esattamente la stessa età! Oggi parleremo tanto anche di questo aspetto, di come e che cosa significa allattare dei gemelli, ma prima vorrei fare un po', diciamo, dieci passi indietro e partire dalla vostra storia.
Parlare di genitorialità: vediamo se siamo allineati
[Anna] – Vorrei partire dal come vi siete incontrati, come vi siete innamorati e com'è nato poi il vostro progetto di famiglia.
[Denis] – Ci siamo incontrati ormai, direi, 17 anni fa…
[Fabiana] – Sedici! Era il 2010!
[Denis] – 2010, quindi beh, sì, 16 anni allora! E diciamo che ci siamo incontrati per delle amicizie che avevamo in comune, insomma, eccetera.
[Fabiana] – Era un pranzo, ricordo.
[Denis] – Era un pranzo, sì, esatto, a casa di una nostra amica, appunto, che avevamo in comune e nulla, diciamo che ho preso un po' l'iniziativa.
Ho chiesto il suo numero di telefono. Insomma, una cosa che si faceva 16 anni fa, adesso ormai non si fa più.
[Denis] – Ehm, e nulla, appunto, ho iniziato a scriverle, ci siamo un po' frequentati. In realtà è stata anche una cosa abbastanza “rapida”, fortunatamente, nel senso che comunque è andata bene sin da subito…
[Fabiana] – Ci siamo trovati bene, abbiamo, insomma, iniziato a frequentarci ed è andata avanti e tutt'ora va avanti senza…
[Denis] – Senza nessun intoppo, direi! Insomma, adesso ci siamo sposati, anche da un paio d'anni, e da quasi un anno, insomma, sono arrivati anche Sofia e Riccardo, quindi abbiamo allargato la famiglia.
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[Anna] – E il tema della genitorialità è un argomento che avete affrontato facilmente tra di voi o è arrivato un po' più tardi?
[Fabiana] – L'abbiamo affrontato presto in realtà. Perché una cosa che a me piace dire anche ad altre coppie è “magari parlane”, nel senso, perché ti trovi bene, lo sai, però poi tu nella vita (ovvio che poi bisogna anche vedere se se tutto si incastra) però magari hai dei desideri, l'altro non ce li ha e…
[Denis] – Saperlo prima, anziché scoprirlo dopo magari anni di relazione, no? Quando uno magari vuole, non so, essere padre o essere madre e, invece dall'altra parte magari non c'è questo stesso desiderio…
[Fabiana] – Non mi ricordo se avevamo un po' litigato, poi insomma siamo usciti a cena, io sono arrivata con un post-it giallo e gli ho detto "Allora, quindi: questo, e questo?”
[Anna] – Cioè, la check-list delle cose che per te erano importanti? Della serie “vediamo se siamo allineati"?
[Denis] – Esatto, “vediamo se combaciano”, se ci sono tutte anche nella tua checklist!
[Fabiana] – Eh, sì, che poi erano anche cose, ovviamente sì, veniamo da due famiglie diverse, quindi gestiamo, insomma…
Abbiamo un po' parlato del tutto, incluso anche “ti piacerebbe avere dei figli, quanti circa ti piacerebbe averne?”
[Anna] – Hai risposto bene, Denis, tu?
[Denis] – Eravamo allineati, eravamo allineati!
[Fabiana] – Sì, allora ci siamo detti “ok”, ecco. E poi, da lì, io preferivo prima sposarmi. Anche detta proprio così: per “non dovermi rimettere in forma”...
[Ridono, NdR]
[Denis] – Per il matrimonio!
[Fabiana] – Esatto e così è stato, ci siamo sposati e poi abbiamo iniziato a pensare al desiderio successivo.
Un percorso tra domande inopportune, ecografie e due sacchi
[Anna] – E com'è andato questo percorso? È stato un percorso rettilineo, un po' a curve per l'arrivo dei figli. È stato un percorso facile?
[Fabiana] – Direi a curve, a salitine, con un pochino di involontarie mani sulla pancia, [dicendo] «e allora cosa bevi stasera, un aperitivo?». Non è che avessimo angoscia, però non è stato immediato, quindi un po' di questi intermezzi così, non piacevoli…perché sì, siamo nel 2024, quando sono rimasta incinta, però ancora…
[Anna] – Le domande inopportune erano lì!
[Denis] – Eh sì, sì.
[Fabiana] – Esatto, non dalla famiglia, per fortuna, che è stata sempre molto…
[Fabiana] – E poi, insomma, abbiamo avuto questa bella sorpresa. In realtà, siccome all'inizio non ero stata bene, abbiamo fatto una visita presto, avevamo visto – [verso Denis, NdR] posso raccontare dei sacchi?
[Denis] – Sì sì, certo.
[Fabiana] – Abbiamo visto che c'erano due sacchi vitellini vuoti ancora, perché era troppo troppo presto. Forse sarà stata la quinta o la sesta settimana, quindi ecco. Ehm e qui, comunque…
Quando abbiamo fatto il test, e abbiam visto che era positivo, è stato un gioire, però molto posato, come per dire "Ok, wow, vediamo."
[Fabiana] – Abbiamo visto i sacchi vuoti, abbiamo detto “Oddio, wow!”. È sempre, insomma, una cosa che ci sarebbe piaciuta, però abbiam detto “aspettiamo”, perché poi vedremo se andrà tutto bene. Avremmo potuto trovarli tutti e due o anche nessuno, insomma.
[Fabiana] – E quindi in realtà la volta emozionante è stata la prima ecografia attorno forse 10-11 se non sbaglio, quando sì, abbiamo sentito entrambi i battiti.
[Denis] – Lì è stata proprio una conferma.
[Fabiana] – Un piantone di gioia!
[Ridono, NdR]
[Anna] – Sì, sì, bello. E avevate dei casi di gemelli nelle famiglie d'origine?
[Denis] – Sì, tra l'altro da parte di entrambi.
[Anna] – Quindi per voi non era “il grande sconvolgimento” la notizia dei due sacchi?
[Denis] – No, no, diciamo che sapevamo che era una cosa che poteva capitare e però ecco, diciamo che nessuno penso che si prepari su questa su questa cosa qui.
La gravidanza e il parto di due gemelli
[Anna] – E com'è andata la gravidanza?
[Fabiana] – Beh, qua rispondo io.
[Denis] – Sì, sì, beh, direi di sì. La mia pancia è rimasta questa [ridono, NdR].
[Fabiana] – La gravidanza tutto sommato bene, sono stata bene, ho potuto fare yoga, camminare fino a gennaio, dopodiché mi sono dovuta un po' mettere a riposo per rischio parto prematuro. E, certo, c'era un po' di ansietta, però è andata bene.
Io facevo il conto…ho sempre detto “Sto facendo il conto al contrario” rispetto alle altre gravidanze, quindi magari una dice "Ah, manca meno un mese, meno tre settimane". Io [invece] dai, ancora, ho fatto un'altra settimana, ancora una in più.
[Fabiana] – E poi sono nati a 37 [settimane], per fortuna, con induzione – perché sembrava ci fosse più discrepanza alla nascita, poi ce n'era un po' meno ma ovviamente [quando sono così] grandi, con gli strumenti [che abbiamo] precisione si fa fatica ad averne. Ehm, però, tutto sommato insomma sì…
[Denis] – È andata abbastanza bene, insomma.
[Anna] – E com'è stato il parto, l'esperienza di parto?
[Fabiana] – Io super super contenta, davvero un bel ricordo, anche di un'ostetrica meravigliosa. Abbiamo fatto l’induzione in due fasi, quindi molto con tranquillità, proprio perché erano due, per tenerli controllati. Primo giorno solo palloncino, 7.000 tracciati e niente, quindi, un giorno di vacanza!?
[Anna] – All’ospedale!
[Fabiana] – Sì sì, esatto. Relais San Bortolo!
[Il San Bortolo è il principale polo ospedaliero di Vicenza, NdR].
[Fabiana] – E poi il secondo giorno l’ossitocina. Io volevo sentire le contrazioni, quindi non sono partita subito con l’epidurale, perché volevo sentire queste contrazioni come effettivamente erano. Mi sono fatta prima però mettere la cannula, perché “io e gli aghi”, due pianeti distanti. Quindi non sapevo se poi sarei riuscita a essere serena e tutto quanto.
[Fabiana] – Eh dopo un po' ho deciso di procedere a fare l'epidurale, anche perché la mia ostetrica mi fa: “Mi raccomando, quando nasce poi il primo vedrai molto movimento attorno, per visitarlo eccetera, [rimani] concentrata su di me perché anche il secondo ovviamente dobbiamo tirarlo fuori in tempistiche relativamente rapide. Quindi ho deciso di farla, anche per arrivare serena, riposata, con meno dolore, con più – idealmente – energie, per non avere magari un calo di fatica, mio…
[Anna] – Tra uno e l’altro!
[Fabiana] – Sì, tra uno e l’altro. Magari “mi regalo” un parto naturale e un cesareo, tutti assieme. Può capitare, sì, perché era il rischio, però ho detto “Cerchiamo di no”.
[Fabiana] – E sono nati in tre orette, in realtà è durato [poco] il parto.
[Denis] – È stato sì, è stato anche abbastanza veloce, penso. Tra l'altro mi ricordo, appunto, che era stata una giornata anche abbastanza impegnativa proprio per l'ospedale perché quel giorno sono nati tanti bambini e, tra l'altro, credo ci siano stati altri due parti gemellari lo stesso giorno.
[Fabiana] – Uno assieme, perché infatti abbiamo stoppato l’ossitocina…
[Denis] – Abbiamo dovuto rallentare la sua induzione perché nell'altra sala stavano nascendo, quindi anche gli operatori ovviamente…
[Fabiana] – Sì, era un cesario, c’erano delle problematiche, quindi…
[Anna] – Quindi eravate in “buona compagnia” di un sacco di gemelli in ospedale.
[Insieme] – Sì, sì [Ridono, NdR]
Prenderli in braccio la prima volta
[Anna] – E quando li avete presi tra le braccia la prima volta?
[Denis] – Beh, allora, diciamo, lei, giustamente, li ha avuti appena sono nati, no? Quindi glieli hanno appunto appoggiati al petto…
[Fabiana] – Sofia sì, mentre Riccardo in realtà solo un po’ dopo, perché l’hanno visitato subito.
[Denis] – Esatto,,,
[Fabiana] – Ho detto “Che piccola che sei!”
[Anna] – La piccolezza…
[Denis] – La cosa, infatti, che mi ricordo e che poi ci ha fatto un po' sorridere è che diciamo subito dopo il parto li hanno portati al nido, insomma, per visitarli eccetera…
[Fabiana] – Però, scusami. Li han messi lì in sala parto, poi li ho tenuti sul petto un pochino…
[Anna] – Un po’ di pelle a pelle l’hai fatto?
[Fabiana] – Sì sì! Strano, questi, non lo so, “stroppoletti” piccolissimi, fagottini… Faceva veramente “strano” dopo averli sognati, attesi…
[Denis] – Dire “sono qua”!
[Anna] – Eccoli!
[Fabiana] – Anche perché avevo veramente voglia che nascessero, perché avevo tutte le preoccupazioni. “Staranno bene?!”, chissà, che nascano! Così almeno queste preoccupazioni di qua [ce le togliamo]...ce ne avremo altre eh, però almeno so che sei intero, fuori…
I falsi miti sull’epidurale e l’allattamento
[Anna] – Fabiana, mi hai raccontato dell'epidurale, che quindi avevi deciso di farla e ti ha aiutato ovviamente per calmare un po' la fatica. Vorrei approfondire questo argomento con Arianna perché, quando si preparano i genitori a condividere i pro e contro del parto in analgesia, si dice che talvolta l'epidurale può causare degli effetti collaterali sul neonato; del tipo “minore capacità di suzione”. È vero o è un falso mito?
[Arianna] – Allora, questa osservazione arriva da uno studio, ok? Nel momento stesso in cui si è iniziata a introdurre l'epidurale durante i parti – che non è da tantissimi anni [che si fa] quindi è logico, bisognava un po' capire quali fossero gli effetti sulla mamma e quali fossero gli effetti sul bambino.
Alcuni studi avevano evidenziato una “fatica” di quei riflessi primitivi del bambino nei riguardi della ricerca del seno e quindi nell'avvio dell'allattamento. Ad oggi diciamo che, appunto, gli studi che abbiamo a disposizione spostano lo sguardo altrove.
[Arianna] – Quindi dall’epidurale spostano lo sguardo a quella che – è un termine che, come tu ben sai, io amo molto, cioè – su una buona nascita.
[Arianna] – Non è l’epidurale che va ad impattare, eventualmente, su quello che è un “buon inizio” e quindi un conseguente buon avvio dell'allattamento, ma è una nascita non rispettata: è una nascita estremamente medicalizzata, una nascita che non mette al centro la donna e le sue competenze, che non mette al centro le competenze del bambino, che non viene tutelata nei tempi, dove vengono fatte manovre inutili…
[Arianna] – Quindi quello che noi dobbiamo andare a cercare di fare e di proteggere, durante quello che è un percorso di nascita, è che quella nascita permetta a quella donna e a quel bambino di esprimere quelli che vengono definiti “i canali biologici dell'incontro”.
Noi non dobbiamo mai perdere di vista quello che è una nascita. È un incontro tra due, tre persone, una folla di gente – come nel vostro caso, ok? Un incontro che deve essere buono e sapere di buono.
[Arianna] – Quindi non è l'epidurale, ma può essere tutto quello che c'è attorno che può andare a faticare un inizio, un buon inizio.
[Anna] – Perfetto. Grazie per questi chiarimenti, che sono molto molto utili.
Prepararsi ad allattare due gemelli
[Anna] – Vorrei entrare ora nel vivo della conversazione sul tema dell'allattamento di gemelli, che sono due parole che già mi fan fatica solo a pronunciarle, ma, scherzi a parte…
[Arianna] – Ce le immaginiamo soltanto, io e te.
[Anna] – Io sto immaginando, ma abbiamo qui l'esperienza diretta per farcelo raccontare. Perché è già capitato, anche in questo podcast, di ascoltare storie di nascita di gemelli
dove il personale medico che accompagna le donne che partoriscono tende a “non voler sovraccaricare” la donna e quindi dicono frasi del tipo: "Già che hai partorito due gemelli, adesso vorrei anche allattare?".
[Anna] – Quindi volevo capire con te, Fabiana, se intanto hai il ricordo vivo di queste prime ore, i primi giorni con i gemelli? Che aspettative avevi rispetto all'allattamento e cosa poi hai vissuto?
[Fabiana] – Ok, a me non hanno detto “vorrai anche allattare?”, ma mi hanno detto “non diventare matta ad allattare!”.
[Fabiana] – Le prime ore erano un turbine! Aspettative…io sulla carta avevo cercato anche di prepararmi bene. Avevo seguito, proprio qua [Spazio Gaia, NdR] un percorso di accompagnamento, quindi avevo in mente i materiali, la chiarezza di quello che avrei dovuto fare. Però in realtà ero preoccupata, nel senso che non sapevo se poi sarei riuscita in serenità. Infatti dicevo a Denis, “Ma io guarda, cioè non è che sto tanto a pensare, se abbiamo problemi chiamiamo subito Ilaria e, appena usciamo, via”. E infatti così è stato.
[Ridono, NdR]
[Fabiana] – Non i primi giorni, in realtà…Siccome poi ci avevano anche consigliato, ci avevano detto all’ospedale di dare il biberon, perché “devono tirare su peso”, erano piccolini. Quindi, giustamente, segui anche le indicazioni mediche, coi pesi che erano dati.
I primi giorni erano una roulette di: cambio, attacca i bimbi al seno. Perché comunque provavo ad attaccarli, uno alla volta, perché piccolini, delicatini…non ero capace di tenerne due assieme.
[Fabiana] – Allora dagli il biberon, c’era anche il papà (salvo in dei momenti in cui, per forza, doveva andare a casa umanamente per recuperarsi i vestiti o recuperarli per me, per i bambini, perché ne hai portati un tot, ne servivano 18 in più.
[Fabiana] – E poi tirati il latte, perché anche quello… Quindi roulette, così e non si andava avanti. Siamo arrivati a fine settimana dicendo un po' “boh”. Abbiamo mandato un messaggino a Ilaria e il lunedì dopo la nascita eravamo qua.
[Denis] – Eravamo qua!
[Fabiana] – Sì, esatto, con con questi scricciolini.
[Anna] – E che indicazioni ti ha dato Ilaria Magrinelli? Ti ha dato una svolta?
[Fabiana] – Sì, siamo partiti con il paracapezzolo che io prima non usavo, non mi era stato neanche proposto o indicato. E lì si sono attaccati molto molto meglio perché sì, si attaccavano, però magari si stufavano. Non so se magari fosse un po' l'interferenza del biberon, così piccoli, non lo so.
[Fabiana] – Però da lì siamo riusciti a dare una prima svolta e, quindi, ad aumentare la quantità e il tempo, insomma, di allattamento al seno. Poi comunque io mi tiravo il latte, quindi sì, c'erano dei biberon di formula, dei biberon miei.
[Fabiana] – Eh, un paio di mesi circa?
[Denis] – Sì, secondo me, un paio di mesetti siamo andati avanti con un allattamento misto e poi dopo, appunto, in circa due mesi siamo riusciti a passare all’allattamento esclusivo.
[Fabiana] – Sì, al terzo mese, esatto. Poi è comparso un biberon giornaliero a luglio e basta, perché era molto caldo e – un po' come consiglio, insomma, anche da pediatra e consulenza allattamento – una dose extra di idratazione.
[Fabiana] – Poi in realtà [il biberon] è scomparso di nuovo, perché non era possibile incastrarlo, nel senso perché ovviamente quando si attaccavano… Magari provavamo anche a incastrarlo il momento della giornata, ma avevano già dato, non lo volevano! Quindi abbiamo visto che poi erano idratati, secondo altre cose, e abbiamo detto "Ok, basta, lo rimettiamo via di nuovo".
[Anna] – E a livello proprio di attaccamento: perché un conto è passare dall'allattamento al seno al bibe, un conto è il contrario. È stato difficile per Sofia e Riccardo questo passaggio, diciamo, al contrario, cioè dal biberon al seno?
[Fabiana] – Mh, secondo me no, perché con il paracapezzolo è andato benissimo. Poi ho voluto toglierlo, non perché ci sia un male nell'uso, secondo me, ma perché magari hai le mani occupate, se ne stacca uno, non riesco a riattaccarlo. E quindi anche lì, in realtà, un pochino all'inizio gli dava fastidio, c’è voluto un attimino, in modo graduale, però li ho visti in realtà sereni.
Quando siamo venuti qua, quel lunedì, si sono attaccati subito, ed è stato veramente veramente bello.
[Anna] – Certo! Beh, l'accompagnamento è fondamentale, lo ripetiamo spesso in questi episodi.
3 consigli per chi vuole allattare dei gemelli
[Anna] – Oltre alle indicazioni proprio tecniche, concrete, il “come si fa”, è importante poi anche un accompagnamento emotivo. E a questo proposito, Arianna, se potessi indicare le tre cose più importanti da tenere a mente per una donna che vuole allattare – adesso stiamo parlando di gemelli – magari con un focus proprio su una donna che vuole allattare i gemelli, cosa le diresti?
[Arianna] – La prima cosa che mi viene in mente è fiducia, ok?
Devi avere, se hai questo desiderio, fiducia e pazienza di farcela, che il tuo corpo può nutrire due bimbi – che tante volte ci sembra un po' impossibile questa cosa, perché il corpo ha questo meccanismo magico, che si chiama calibrazione, quindi si abitua a produrre il latte che viene richiesto. Quindi nel caso di due bimbi si abitua a produrre una quantità di latte idonea per due bambini.
[Arianna] – La prima cosa è fiducia nel proprio corpo e anche un po' fiducia in questi cucciolotti che anche se talvolta piccoli, come nel vostro caso, pian pianino arrivano, trovano anche loro la loro strada. Quindi lasciarsi un po' stupire da questi corpi che si incontrano nell'allattamento!
[Arianna] – La seconda parola che mi viene in mente l'hanno detta chiaramente loro, che è il sostegno. Eh, nell’allattamento in genere c'è bisogno di essere un po' accompagnati perché è un qualcosa che raramente abbiamo vissuto – anche in maniera indiretta. È un qualcosa di estremamente nuovo, solitamente, quindi un sostegno competente e al momento adeguato.
[Arianna] – Cioè loro sono stati chirurgici, no? “Siamo usciti dall'ospedale, siamo arrivati qua, pam, ok?”, quindi precoce e fa estremamente la differenza.
[Arianna] – E l'essere in due, dico sempre:
L'allattamento è un affare di famiglia, anche quando il figlio è uno.
[Arianna] – Nel senso, loro sono stati in due, erano due figli, però ragion di più, nel senso, camminiamo insieme in questa storia. Tutto non si deve basare sulle spalle della donna, ma la condivisione del cammino e la condivisione anche del lavoro che ci sta dietro è fondamentale.
[Arianna] – E ci aggiungo una quarta parola, però, nel caso dei gemelli: cuscini!
[Ridono, NdR]
[Fabiana] – Guarda, volevo interromperti quando hai detto per due e dire "Sì, mi serviva veramente tanto un'altra persona all'inizio”, perché adesso ci sono dei bei cuscinoni per la “posizione rugby” belli alti, ma quando sono nati loro non c'erano, quindi pile di cuscini!
[Arianna] – Pile di cuscini!
[Fabiana] – E con loro piccolini, ovviamente da piccoli non hanno la loro stabilità, era importante un'altra persona che mi portasse lì e posizionasse il bambino, perché io poi lì stavo eh!
[Ridono, NdR]
[Denis] – Per ore!
[Fabiana] – Perché sennò da sola, quelle poche volte che proprio per necessità dovevo spostarmi, avevo paura di…
[Anna] – Di far “crollare” la piramide!
[Denis] – Eh sì!
[Arianna] – Quindi i cuscini servono!
[Denis] – È sicuramente un buon investimento!
[Fabiana] – Anche ad oggi staremmo nei cuscini, perché [Sofia e Riccardo, NdR] pesano!
Organizzare le proprie giornate tra cuscini e fasce
[Anna] – A proposito di organizzazione. L’allattamento, l’abbiamo detto, soprattutto i primi tempo, richiede tante ore, ore, ore, tanta energia, tanta acqua, tante cose. Quindi, come erano organizzate concretamente le vostre giornate? Denis?
[Denis] – Allora diciamo che, soprattutto all'inizio, ovviamente i bambini comunque avevano tanto bisogno di contatto, soprattutto con la mamma. E anche per via dell'allattamento erano spesso in braccio a lei. Solitamente le giornate erano organizzate nel senso che creavamo, appunto, queste “strutture di cuscini” sul divano e lei si spostava dal divano o dal letto e con questi due, appunto bambini attaccati…
[Denis] – E poi in realtà, effettivamente, come dicevi anche te, è una questione che richiede anche tanto tempo, no?
Quindi le giornate diventano anche molto lunghe, soprattutto per la mamma, perché si trova veramente a passare tanto tempo, tante ore, magari nella stessa posizione – e tra l'altro con due bambini nel caso dei gemelli, quindi anche un discorso di peso!
[Denis] – Si fa fatica comunque a tenerli, anche se sono piccolini, però insomma comunque star fermi tanto tempo richiede sicuramente uno sforzo, insomma, importante.
[Fabiana] – Forse non erano “organizzate”, in realtà era un flusso continuo più che altro.
[Denis] – Da un certo punto di vista sì, cioè nel senso che alla fine puoi organizzarti, però poi alla fine comunque i tempi li dettano loro: quando hanno necessità di contatto, di mangiare, eccetera, te lo fanno capire e quindi sì, diciamo che ci si provava ad organizzare. Poi molto spesso già con uno, ma con due ancor di più, si fa quel che si riesce, nel senso, per cercare di arrivare a sera, ecco.
[Fabiana] – Poi usavamo molto le fasce! Nei momenti in cui magari uno ha bisogno…più che altro per la cena! Perché poi, lì, a pranzo, non mi ricordo i pranzi!
[Ridono, NdR]
[Anna] – “Non mi ricordo”
[Arianna] – Non mangiavi? (scherzando, NdR
[Fabiana] – No, no, mangiavo perché avevo tutto là sul divano! Nel senso che, una volta che loro erano addormentati, non li spostavo assolutamente, non mi interessava. Quindi avevo la mia acqua, la mia fruttina, ogni tanto mi distraevo con un libro, una serie a volume bassissimo – soft, a 360°, perché ho detto "Beh, non è che posso però mettere una cosa che magari ha dei contenuti che turbino".
[Fabiana] – Intanto guardavo un pochino, leggevo un pochino, insomma, inframmezzavo delle attività quando loro dormivano. Ogni tanto stavo…cioè poi dipende, insomma, come c'era un po' di interazione coi bambini, un po' di nutrizione mia, un po' di svago…
[Anna] – Sopravvivenza!
[Fabiana] – E poi nel periodo in cui lui era a casa, un po' parlavamo noi…e poi, per la cena, li tenevamo in fascia, uno a testa, così.
[Denis] – Ecco, sì, volevo solamente dire che effettivamente le fasce in questo caso e hanno veramente aiutato tantissimo, perché comunque durante il giorno ti permettono di fare tutta una serie di attività che normalmente saresti impossibilitato a fare, quindi anche solo preparare da mangiare, che sia per me o per lei, con le fasce…
[Anna] – Hai le mani libere!
[Denis] – Quindi in quello ci hanno sicuramente aiutato tantissimo.
[Fabiana] – Sì, un po' più avanti. Quando eran piccolini piccolini non li mettevamo in fascia. Un pochino più avanti…
[Denis] – Due mesi!
[Anna] – Anche se ci raccontano che già dall'inizio si può andare in fascia, vero, Arianna?
[Arianna] – Sì, sì, assolutamente.
[Anna] – Poi ovviamente ognuno ha la sua esperienza, però volendo si può. E comunque “santa fascia”, perché ti libera le mani, puoi alzarti, e fare tante cose!
Allattare e fare altro: sì o no?
[Anna] – E a proposito di fare cose, non molto tempo fa leggevo un post di una pediatra, mi pare fosse, sui social, che commentava, a proposito dell'allattamento, la necessità per la mamma di rimanere costantemente in connessione con il proprio bambino mentre si allatta.
I senso di quel contenuto andava dritto sul fatto che: mentre si allatta tu devi fare quello, non puoi fare altro, non puoi leggere un libro, non puoi guardare nessuna serie, non puoi scrollare sui social, perché il rischio è che manchi il famoso “bonding”, cioè il il legame con il proprio figlio. È proprio così, Arianna?
[Arianna] – Allora, vado a questa domanda difficilissima. Mi viene da dare come definizione di allattamento: vita. Ed essendo un qualcosa che entra a far parte in maniera importante di quella che è la vita, del qui e ora, nel senso del quando allatto: ci sono dei momenti un po' più di fatica, ci sono dei momenti in cui sono aperta alla connessione, ci sono dei momenti in cui ho bisogno di respirare un secondo. Diciamo che, di fronte a me, immaginare un percorso netto, essendo che questa cosa la faccio un sacco di ore al giorno, per un sacco di tempo, la vedo un po' difficile.
[Arianna] – Mi viene però da cogliere magari lo “spunto” che questa pediatra voleva dare.
Noi non siamo abituati a guardare i bimbi e a leggerli, e non siamo così consapevoli di quanto loro ci guardino, anche se sono piccolissimi. Loro hanno una fame di visi quando nascono.
[Arianna] – Quindi per loro sicuramente è importante incontrare quei visi delle persone che si devono occupare di loro e impararli, studiarli, guardarli, osservarli. E allora, da una parte, mi viene da dare l'invito: il momento dell'allattamento è un momento in cui lo sguardo, l'odore, la pelle ci aiuta nello scoprirci, nell'innamorarci, nel conoscerci, nel creare appunto questo legame che poi è vitale.
[Arianna] – Da una parte, sicuramente, c'è un desiderio di invitare: guarda, guarda il tuo bambino. Quante volte mi capita di sostenere delle mamme e dico "Secondo te cosa sta facendo?", allora vedi che lo guardano con un occhio diverso, ok? Banalmente sull'allattamento “sta mangiando”, “si sta rilassando”, cioè imparare a leggere.
Il guardare è necessario, l'entrare in relazione è necessario, è vitale. Di questo hanno bisogno i nostri bambini.
[Arianna] – Poi, come si diceva prima, l'allattamento è vita e io mi sento anche di dire: il momento in cui hai il piacere di sentire un'amica nel frattempo, fare una chiacchiera, va bene, va bene, ok? Concediti di vivere anche momenti diversi mentre fai questa cosa bellissima con i tuoi bambini.
[Fabiana] – Poi all’inizio, secondo me, è anche molto divisibile la cosa perché loro mangiano e lo capisci, insomma, non subito però riesci a capire quando mangiano; poi magari cambia il tipo di suzione, poi si addormentano e si staccano. Quindi magari in quel momento lì io mi sentivo anche di dire "Ok, sono sconnessi anche loro” – che poi “sconnessi”, insomma, siamo vicini e si riesce a fare un po' un po' tutto senza dover per forza stare....Io mi sedevo all'una sul divano quando ero da sola e mi staccava lui alle alle sei.
[Denis] – Molto spesso, sì, la trovavo quando tornavo dal lavoro che lei era ancora sul divano.
[Anna] – Nella stessa posizione in cui l'avevi lasciata.
[Fabiana] – Sì, poi si risvegliavano, quindi ok, anche tu ritornavi, senza dover stare sempre per forza su di loro, ma essere pronta ad arrivare! Mi piace tutt'oggi in realtà farlo, quando si svegliano, essere lì, che aprano gli occhi e mi vedano, che abbiano tranquillità, quando possibile insomma…nel mezzo, come dice… [Arianna, NdR]
[Anna] – Sono tante ore! Soprattutto ora che “stiamo raddoppiando”.
Come si allattano i gemelli? Tempi e posizioni
[Anna] – Tra l’altro, com’era organizzato? Cioè, entriamo proprio un po’ nel concreto: che cosa significa allattare due gemelli a livello di tempi, contemporaneamente o no, e anche di posizioni?
[Fabiana] – Ho sempre cercato di attaccarli assieme, un po' per stringere i tempi, un po' perché comunque se dovevo attaccarne uno, nel mentre che avevo attaccato l'altro, e magari ero da sola…no!
[Fabiana] – Magari lui [Denis, NdR] si era spostato. Anche perché poi dormivano molto, quindi preferivo averli entrambi lì che dormissero, che stavano tranquilli, che se uno si svegliava e doveva mangiare, insomma, era abbastanza comodo.
Ecco, sempre assieme. Ad oggi se hanno necessità o se magari propongo il seno, lo propongo anche ad entrambi. A volte – adesso insomma sono grandi – lo vuole solo uno, lo vuole solo l'altro. Ovviamente va bene così!
[Anna] – Ci si divide e va bene così!
[Fabiana] – E come posizioni sono partita con la “posizione a rugby”, quindi entrambi affiancati, ottima. Adesso, già da un pochino, utilizzo solo quella biologica perché a rugby sennò dovrei sedermi fuori dal divano e non ci stiamo. Biologica è molto comoda, anche la sera che li addormenta, no? Poi diventa una “quasi distesa” perché col peso andiamo giù tutti e ci troviamo orizzontali. E principalmente queste.
[Fabiana] – Ogni tanto se ne attacco uno a culla, magari dipende un po' come lo prendo. A volte sono seduta, arrivano lì, si attaccano in piedi, molleggiando. Adesso è un po' un circo!
[Anna] – Capriole!
[Fabiana] – Esatto! Quindi principalmente rugby all’inizio e biologica, sì.
[Denis] – Sì, diciamo che ovviamente il “vantaggio” di riuscire ad attaccarli assieme un po' ti aiuta, appunto, come dicevamo prima, a restringere i tempi, no? Perché li allatti contemporaneamente. Dall'altro lato, magari all'inizio meno, però quando comunque magari inizi anche a metterli per terra, che iniziano un po' ad andare in giro, eccetera, se ce li hai tutti e due addosso sono lì; se devi adattarli uno alla volta, uno ce l'hai addosso, e devi stare con gli occhi attento a quell'altro, che non vada in giro a farsi male eccetera! Quindi se c'è qualcuno che può tenere l'altro ok, ma se sei da sola o corri dietro a uno con l'altro attaccato…
[Fabiana] – Che capita anche… però, insomma, se uno può…
[Anna] – Beh, sì, sì, contenerli!
[Anna] – Vuoi aggiungere qualcosa sul tema delle posizioni, Arianna?
[Arianna] – No, Fabiana ha affrontato molto bene il discorso, cioè le posizioni devi fare un po' di acrobatica, tanto per capirsi, di allattamento acrobatico!
È molto importante questa cosa, pian pianino, se ci si riesce, di unire gli allattamenti.
[Arianna] – Quindi quello che hanno fatto loro: sono partiti offrendo il seno uno alla volta e poi, pian pianino, aiutandoli a trovarsi. No? Avevi detto che…
[Fabiana] – No no, già da subito facevamo insieme!
[Arianna] – Ah avevo capito che all’inizio erano piccolini e avevi offerto…
[Fabiana] – No, no.
[Arianna] – Sei partita subito con l’upgrade! Bravissima!
[Arianna] – Beh, quindi, ricercare bene la posizione. Poi è bello anche pensare che si aiutino un pochino in questa cosa [Sofia e Riccardo, NdR], nel senso che sappiamo che quando i bimbi poppano innescano quello che si chiama il riflesso di eiezione dell’ossitocina, del latte, quindi se magari ce n'è uno dei due che fa un po' più fatica, viene sostenuto dalla suzione del fratello, che l’aiuta ad avere latte facilmente disponibile. Quindi l'allattamento in coppia ha anche questo senso.
[Anna] – Vedi, ho imparato una cosa nuova, è proprio un gioco di squadra, già tra fratelli…
[Denis] – Si sostengono!
[Anna] – Si aiutano già da adesso.
[Fabiana] – Ogni tanto si davano la manina, si tenevano le manine, era una cosa veramente dolcissima. Anche adesso ogni tanto. Si tirano anche i capelli nel mentre…
[Anna] – Si tireranno anche le testate!
[Denis] – Sì sì sì, è successo!
[Fabiana] – Sì, le testate. Traumi, all'inizio! Perché quando si spostavano pensavo “oddio, hanno preso una testata”! Però sono sani.
[Anna] – Sane testate!
Il ruolo del papà nell’allattamento
[Anna] – Denis, vorrei farti una domanda che riguarda il tuo ruolo di papà nell'allattamento. Perché, non molto tempo fa, ascoltavo un'intervista in un altro podcast, insieme alla nuotatrice Federica Pellegrini che parlava con il suo compagno, Matteo Giunta, e il papà veniva definito, in questa fase dell'allattamento, un po' l'ultima ruota del carro. Si diceva: “si sa, l'allattamento è un affare delle mamme”. Allora, volevo chiederti se effettivamente è così e cosa può fare concretamente un papà durante l'allattamento?
[Denis] – Ma allora ti dico la verità e prima, diciamo, di questa esperienza anche la mia idea era quella lì, no?
Avevo sempre visto l'allattamento come “una cosa della mamma” e anche perché, dico, “il seno ce l'ha lei, il papà cosa vuoi che possa fare?”
Poi per carità, nel nostro caso, essendo due bimbi, probabilmente, l'aiuto che può dare il papà forse è anche maggiore a dire il vero, no? Rispetto a quello magari di una gravidanza e di un allattamento con un bambino solo. Proprio perché, avendone due, lei molto spesso non può muoversi, quindi anche banalmente il portarglieli, diciamo, per attaccarli, farle trovare la sua postazione di cuscini già pronta e l'idratazione, no?
[Denis] – Quindi [il papà, NdR] può portarle l'acqua, insomma, tutte queste cose qui; e poi vabbè sbrigare anche banalmente tutte le faccende che ci sono di casa.
[Anna] – Togli il “banalmente”, perché non è banale!
[Ridono, NdR]
[Denis] – Non è banale, forse non è banale. Anche preparare appunto, il pranzo, la cena, piuttosto che fare le lavatrici, non so, lavare per terra, tutte quelle cose lì. E son cose che un papà può fare benissimo, ed è di aiuto, appunto, alla mamma e alla famiglia in generale. Quindi tutta questa serie di cose qua sicuramente aiutano!
[Anna] – E non ti fanno sentire l'ultima ruota del carro.
[Denis] – E non ti fanno sentire l'ultima ruota del carro, esatto, esatto.
[Anna] – Bene, mi sembra un'ottima lista.
Allattare con il supporto del papà
[Anna] – Arianna, ti viene in mente altro? [sul supporto del papà, NdR]
[Arianna] – Sì, assolutamente. Denis ha detto cose giustissime!
Aggiungo: creare quell'ambiente idoneo in cui l'allattamento può avvenire, che è un ambiente tranquillo, non giudicante, protetto, caldo, affettuoso. Una donna ha bisogno tanto di questo, di non giudizio, di tranquillità e quindi chi più del papà può creare questo ambiente?
[Anna] – Questo scudo!
[Arianna] – Questo scudo!
[Anna] – Perché alla fine c'è bisogno anche di dire…
[Arianna] – Talvolta sì!
[Anna] – Eh a volte sì, perché uno entra poi a gamba tesa su certi argomenti e il papà, magari, può essere lì anche per quello.
[Fabiana] – Aiutava molto anche in tutte le mie paranoie, tipo: “oddio, ma secondo te è questo? Ma quello?”. Anche un po', rispetto all'inizio che – adesso mi sono rasserenata – però dicevo "Ma secondo te effettivamente li attaccavo abbastanza? Potevo fare di più?”
[Fabiana] – Mi sarebbe piaciuto che non avessero…nel mio ideale eh, nulla contro l'allattamento al biberon, per carità, ognuno sceglie quello che vuole, però [mi sarebbe piaciuto] che neanche mai lo vedessero [il biberon, NdR].
In realtà lui mi riportava un po' in terra, nella carreggiata, mi riusciva un po' a far rivedere più serenamente, più chiaramente il percorso. Che magari nel post-parto c'è tutta una nebbia così, quindi perdi un po' quello che è stato, che hai visto, e lui mi riportava a riguardare, riosservare, in modo più nitido, quello che era.
[Fabiana] – Dicevo “ah sì, hai ragione. Sì, ok”, quindi anche questa è una parte importante, insomma.
[Anna] – Esatto, che si può allenare, come sempre, nella fase pre, quando ancora le acque sono calme, lì abbiamo la lucidità che magari manca un po' ogni tanto nel post-parto.
[Fabiana] – Uhhh!
[Ridono, NdR]
[Anna] – Ho detto un pochino.
[Denis] – Senza “ogni tanto”!
[Anna] – Esatto! Però sì è una squadra molto importante.
[Denis] – Poi, perdonami, anche un'altra cosa che volevo aggiungere nel caso, per esempio, di allattamento con il latte artificiale…in quel caso lì, ancora di più, il papà può fare, perché per esempio anche la notte…
[Fabiana] – Lo facevi all'inizio!
[Denis] – Sì, sì, esatto, all’inizio, che magari facevamo (allattamento) misto.
La notte non dev’essere per forza la mamma che si alza a preparare il biberon, nel senso, può farlo benissimo il papà e magari la mamma in quel momento riesce a riposare quei 10 minuti, quel quarto d'ora in più.
[Anna] – Preziosissimi!
[Fabiana] – O anche il cambio pannolini!
[Denis] – Sì, anche il cambio dei pannolini.
[Fabiana] – Anche ad oggi, il cambio della mattina lo fa lui. Io rimango serena, con uno o con l’altro. Se l’altro si è svegliato, magari, mi faccio quelle “cose di lusso”, tipo…lavarmi la faccia, no?
[Ridono, NdR]
[Denis] – I denti!
[Fabiana] – Esatto!
Tante cose può fare un papà!
[Anna] – Bene, sono contenta che abbiamo tirato fuori un po' di informazioni. Spero che i papà all'ascolto stiano prendendo appunti, papà in divenire, insomma. Se avete dubbi chiamate Denis, citofonate a Denis.
[Arianna] – Posso aggiungere una cosa?
[Anna] – Certo.
[Arianna] – Partecipare agli incontri di accompagnamento alla nascita sull'allattamento. Si parte da lì, nel senso, sull'allattamento, sull'accudimento del bimbo, eccetera. Quindi, come sempre, anche prendersi quel tempo, perché – come dicevi te, Anna – “se non lavoro di anticipo, poi arrivo lì e non capisco quale sia il mio ruolo, no, in questa giostra”.
[Anna] – Sì, sì, anche perché – l'hai detto tu stesso, Denis all'inizio – uno, così, se non ha mai vissuto quegli argomenti e non li ha mai trattati, dal di fuori, può pensare che non serve. E invece già partecipare a questi incontri è un modo per dire "No, no, attenzione, servite, vi diamo qualche idea".
[Denis] – Sì, sì, esatto!
Parole per la storia di latte
[Anna] – Bene, per concludere, Fabiana, Denis, se doveste descrivere la vostra storia di latte in una parola, quale scegliereste?
[Denis] – Posso dirtene due?
[Anna] – Sì!
[Fabiana] – Parti pure.
[Anna] – Visto che avete i gemelli ve lo concedo.
[Fabiana] – Anch'io ne ho due.
[Anna] – E allora quattro!
[Arianna] – Anch'io ne ho due!
[Anna] – Eh, oh!
[Ridono, NdR]
[Denis] – Beh, allora sicuramente pazienza perché ci vuole, appunto, come dicevo prima, tanto tempo sia da investire nell'allattamento (perché non è esattamente una cosa semplice) e sia in termini di tempo da dedicare poi nella quotidianità. E poi perseveranza.
[Fabiana] – Anch'io perseveranza, proprio per, sì, insistere nonostante tutti i dubbi, all’inizio insomma. Dare fiducia ai propri “cuccioli”, darsi fiducia, nonostante lo sai che il tuo corpo ce la fa, però serve ricordarselo più volte, farselo ricordare che è più utile. E anche squadra, intesa appunto come, non solo squadra della famiglia, ma avere un supporto!
[Fabiana] – Nel senso di avere una squadra che ti allena, come abbiamo visto la nostra Francesca Lollobrigida, mamma atleta, mamma d'oro, che ha avuto una squadra che l'ha aiutata nel suo compito, quindi ecco, in quel senso squadra, sostegno.
[Anna] – Grazie! Arianna?
[Arianna] – Vado io!
La prima parola è per i papà: sapere che puoi fare.
[Arianna] – Quindi tutto quello che ci siamo raccontati, dell'importanza del papà come sostegno, base pratica, “ti riporto a terra”, eccetera. Serve sapere questa cosa! Puoi fare la differenza e sei la differenza.
[Arianna] – E l'altra cosa che mi è piaciuta in particolare di loro, il dialogo.
Ho percepito in tutta la vostra storia la voglia di confrontarsi, di camminare assieme e di darsi la mano e di non sottintendere – che è un qualcosa che spesso e volentieri capita.
[Arianna] – È un qualcosa che, spesso e volentieri, il diventare genitore porta con sé, perché i tempi sono stretti. Mi sembra che la vostra storia sia proprio caratterizzata da questa cosa, la voglia, sin da prima, di mettersi in cammino insieme, esprimendo i propri desideri e cercando di capire insieme la meta.
[Denis] – Grazie!
[Fabiana] – Grazie!
[Anna] – Vi ringrazio! Grazie Denis, grazie Fabiana, grazie Arianna. Sono sicura che la vostra storia sarà di grande aiuto e ispirazione per chi avrà o ha dei gemelli, ma non solo.
[Arianna] – Esatto!
[Anna] – Grazie di cuore!
Credits
“Grembo, racconti di pancia” è un podcast di Anna Acquistapace ed è sostenuto da Nidi Fioriti, una Fondazione che si impegna per trasformare il benessere dell’infanzia in un gesto collettivo.
Musiche © Pablo Sepulveda Godoy
Produzione video © Andrea Sanna
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