Grembo: il corpo che cambia con Sara Compagni

Vi do il benvenuto su Grembo, racconti di pancia (ep.28)

Ciao, io sono Anna Acquistapace e vi do il benvenuto su Grembo.

In questo podcast vi accompagnerò attraverso storie di donne e uomini che condivideranno il loro “racconto di pancia”. Lo farò mettendo da parte i preconcetti per raccontare una genitorialità diversa, senza filtri, senza giudizi

Il grembo è il luogo da cui tutti noi veniamo, il nostro porto sicuro, ma è anche la nostra finestra sul mondo. 

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Prima di lasciarvi alla lettura di questo episodio, vorrei dedicare un momento a parlarvi del brand che ha reso possibile questa produzione, Inglesina. C'è qualcosa di profondamente misterioso nel momento in cui un bambino arriva al mondo. È la vita che si rivela in uno sguardo nuovo che incontra il nostro per la prima volta. Quello sguardo è prezioso e nasconde un'emozione che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande. Quello sguardo lo conosce bene Inglesina, che dal 1963 accompagna le famiglie in questa trasformazione.

Ogni prodotto che crea nasce dall'attenzione, dallo studio, dalla comprensione profonda dei bisogni di chi nasce e di chi accoglie. perché Inglesina sa quanto sia importante il benessere dei più piccoli e avere gli strumenti giusti per affrontare questo viaggio con consapevolezza, sicurezza e fiducia. Credo fermamente, come Inglesina, che prendersi cura dei più piccoli significhi prendersi cura del futuro. Sosteniamo le mamme, i papà, le famiglie, perché ogni bambino che nasce porta con sé lo spettacolo della vita. 

E ora lasciamoci sorprendere dalle storie di Grembo. Buon ascolto!

Introduzione

Il mio corpo tornerà come prima? Questa è la domanda che molte donne si pongono quando iniziano a riflettere sul proprio corpo e sulla gravidanza. Un cambiamento inevitabile che può comprensibilmente spaventare. Quello che però spesso si dimentica è che la gravidanza è una condizione temporanea.

Cosa sono nove mesi rispetto ad una vita intera? Infatti c'è un cambiamento che è ben più duraturo: l'arrivo di un figlio, che è decisamente un progetto più a lungo termine. Sappiamo però che questo progetto può arrivare in modo inaspettato e questo è il caso di Sara, che rientra in quella piccola percentuale di casi in cui la pillola non funziona. E se parliamo di corpi, Sara se ne intende perché di lavoro fa l'allenatrice, e il suo lavoro l'ha insegnato a leggere e a comprendere il movimento, la forza, il cambiamento. Con lei ho parlato della sua trasformazione, non solo fisica, ma anche mentale.

Abbiamo ripercorso insieme i mesi di attesa e il momento del parto, un cesareo d'urgenza. Un'esperienza che avrebbe potuto essere diversa, più serena, se solo avesse avuto intorno un personale medico più attento e accogliente, perché sappiamo quanto una gravidanza e un parto possono essere sfidanti. Sara ha sperimentato quanta differenza possa fare il supporto che si riceve. Con le persone giuste accanto, il percorso resta impegnativo, ma può essere affrontato con maggiore forza e consapevolezza. 

Intervista a Sara Compagni

[Anna] – Ciao Sara, benvenuta al microfono di Grembo, sono molto felice di averti qui. 

[Sara] – Grazie, il piacere è tutto mio. 

[Anna] – Ti chiedo di presentarti, dirmi chi sei, quanti anni hai, dove vivi, di cosa ti occupi e da chi è composta la tua famiglia.

[Sara] – Allora, sono Sara Compagni, sono un'allenatrice, sono un'imprenditrice, ho un'azienda che si occupa di fitness, nello specifico di fitness medicale, e sono titolare di un poliambulatorio che si occupa di salute femminile, perciò diciamo siamo in tema. Ho 35 anni, vivo a Milano, la mia famiglia è composta da me e Vittoria, la mia bambina che ha 8 anni.

[Anna] –  Partiamo dall'inizio, perché oggi racconteremo la tua storia di maternità. Volevo chiederti se l'idea di diventare mamma era un pensiero, un qualcosa che era presente in te da sempre, o è arrivato all'improvviso nella tua vita?

[Sara] – Ha sempre fatto parte di me l'idea che prima o poi sarei diventata mamma, ma tuttora che sono mamma penso che se non mi fosse capitata questa gravidanza chissà se mai avrei trovato il momento giusto, perché sono una persona estremamente irrequieta, alla quale piace molto lavorare e quindi credo che se non fosse capitato così, difficilmente avrei trovato lo spazio e il momento giusto per affrontare una gravidanza. E invece Vittoria mi è capitata, in una giovane età, un po' tra capo e collo, totalmente inaspettata ed è stata un'esperienza estremamente potente, cioè è stato veramente bello. Oggi sono molto contenta di quello che mi è capitato e molto grata. 

[Anna] – È capitato che... quanti ne avevi? 

[Sara] – Avevo 27 anni. Io prendevo la pillola, perciò... avete presente quell’1%? Eccoci qua! 

[Anna] – Ecco Vittoria!

[Sara] – Esatto, però ho preso un'infezione, avevo mangiato dei funghi ed ero stata poco bene e quindi io pensavo che fosse questa infezione che si stava protraendo a lungo. Però erano passate le vacanze di Natale, io ero stata male più o meno durante le vacanze di Natale. Arriva gennaio, arrivano i primi giorni di febbraio e dico “ma forse c'è qualcosa che non va”. Ho indagato e non c'era nessun problema intestinale o digestivo, il “problema”, o meglio, l’occasione era una piccola bambina che stava crescendo nella mia pancia da ormai 8 settimane, perciò l’ho scoperto già a gravidanza avanzata. 

[Anna] – Raccontami un po' di questa scoperta!

[Sara] – La scoperta è stata molto forte perché io vivevo in un monolocale microscopico qua a Milano, insegnavo in più palestre, quindi mi spostavo tra le varie lezioni in motorino. Avevo una vita veramente super movimentata, attaccavo alle 6 del mattino, finivo alle 10 di sera, e il mio compagno abitava fuori Milano, anche lui in un monolocale piccolissimo, trasferito da poco. La nostra relazione in realtà era all'inizio, ci conoscevamo da 6-8 mesi, non tantissimo. Tant'è che, ad esempio, non conoscevo ancora la sua famiglia, non conoscevo nessuno dei suoi amici, cioè era proprio una cosa fuori da ogni previsione. Ma c'è questo fun fact che durante le vacanze di Natale, sai le classiche domande delle zie, «Ah, secondo me la prossima che ci regala un nipotino, anzi la prima che ci regalerà un nipotino sarà Sara» e io «Mmh, certo, sicuro, aspettate, aspetta e spera». Poi un mese dopo ero incinta, è stata una profezia.

E quindi quando l'ho scoperta è stata una bella “doccia fredda” e non nascondo che all'inizio ho pensato di interrompere la gravidanza, proprio perché non mi pensavo in grado di fare questa cosa, di gestire questa cosa. Mi sembrava una cosa più grande di me. Tant'è che abbiamo portato avanti le pratiche per l'interruzione di gravidanza. Abbiamo fatto un paio di visite, due o tre visite, poi ci siamo guardati negli occhi e abbiamo detto, ascolta, secondo me ce la facciamo. E comunque, essendo due persone solide e intelligenti, se tra di noi non funzionerà, riusciremo comunque a trovare un accordo che possa fare il bene della bambina. Ed è stata veramente la scelta migliore della mia vita. Sono super contenta di aver fatto questa scelta.

[Anna] – Perché poi immagino comunque che a 27 anni – che, voglio dire, è un'età ancora giovane dove hai mille progetti per la testa – è una notizia non facile da digerire, però come ti proiettavi tu come mamma in quel momento lì?

[Sara] – Ma sai che secondo me non ci ho mai veramente pensato? Ma questo fa un po' parte della mia natura. Sono una persona tendenzialmente che non fa molti progetti, che sceglie le cose man mano che succedono e non sono una persona molto “calcolatrice”, cioè quello che succede, succede, cerchiamo di tirar fuori le penne. Quindi, in realtà, in quei mesi il mio unico pensiero era stare bene, godermi questa gravidanza, lavorare il più tempo possibile perché comunque avevo una partita IVA e quindi dovevo lavorare. E poi trovare una casa, perché non avevo una casa dove andare con questa bambina, cioè comunque vivevamo veramente in due situazioni che non potevano contenere tre esseri umani.

O uno o l’altro si sarebbe dovuto trasferire, e quindi la mia missione di quei mesi era molto pratica, cioè trovare una casa e cercare di guadagnare più soldi possibile per potermi permettere un eventuale rientro al lavoro tardivo. Non ho mai avuto né il tempo per pensare, né forse veramente un pensiero concreto rispetto a che tipo di mamma volevo essere o a come sarebbe stata la vita con una bambina. E devo dire che in questo Vittoria mi ha aiutato moltissimo perché è stata una bambina, passami il termine, “facile”: una bambina che comunque si è ammalata pochissimo, a 40 giorni dormiva tutta la notte, ha sempre mangiato. 

[Anna] – Esistono questi bambini, diciamolo!

[Sara] – Esistono! Devo dire che all’inserimento al nido, in tre giorni, si è inserita. Son cose veramente che tu dici “ma questa è una benedizione”! E quindi è stato tutto molto “naturale” e non mi sono mai dovuta veramente interrogare sul come stavo facendo, bene o male, il mio lavoro da genitore, no? Chiaramente non senza compromessi, non senza fatiche che ovviamente ci sono state, però tutto sommato se devo tirare una riga, il bilancio è molto positivo.

«Posso dimagrire in gravidanza?»

[Anna] – Hai scritto un libro che si intitola Postura da paura (Sperling & Kupfer, 2022), e a un certo punto dici «un corpo modifica le proprie forme e sensazioni quando si è adattato a un nuovo stimolo» e se parliamo di gravidanza ovviamente non stiamo parlando di uno stimolo qualsiasi, una cosa piccola, ma di un cambiamento profondo che coinvolge il corpo ma anche la mente. E per te che hai sempre lavorato sul corpo e anche sulla consapevolezza di sé, e poi nello specifico hai elaborato dei programmi – che poi magari ci racconti – dedicati proprio a questa fase di vita delle donne e della gravidanza; come hai vissuto su te stessa le modifiche di questo corpo che si stava preparando all'attesa?

[Sara] – La gravidanza è un momento veramente incredibile per il corpo, perché se ci pensi, in un tempo relativamente piccolo, si modifica moltissimo. Non sto parlando del peso, sto parlando proprio delle proporzioni, delle forme e anche di alcune strutture. I nostri legamenti si ammorbidiscono, e quindi le forme e le posture che assume il nostro corpo si modificano veramente in pochissimo tempo. E questo infatti per alcune donne può rappresentare un problema, perché può generare del dolore. Lato mio, io ho avuto una gravidanza bellissima, a parte i primi 6 mesi dove sono stata male con le nausee. Che tu dirai, “6 mesi su 9”, però comunque 6 mesi dove ho fatto tutto quello che dovevo fare, non sono state delle nausee invalidanti. Mentre ci sono delle condizioni molto più gravi che portano addirittura a un'invalidità, cioè una disabilità temporanea senz'altro, ma veramente molto molto impattanti sulla vita della donna e possono arrivare a compromettere anche la vita del feto.

Perciò è molto importante, visto che stiamo dando anche due nozioni rispetto al mio mestiere, capire se la nausea che viviamo è “normale” o se inizia a rappresentare una condizione che può diventare patologica e addirittura letale in alcuni casi (rispetto al feto). Perciò, lato mio, io sono stata molto bene: mi sono allenata e ho lavorato fino all'ultimo giorno di gravidanza, non ho avuto nessun dolore, ho preso pochissimi chili. Posto che quest’ultimo, secondo me, non è un tema.

[Anna] – Però è una domanda che molte donne si fanno. 

[Sara] – Ed è una cosa che colpisce molte donne. Considera che la principale domanda che mi viene fatta quando delle future mamme si rivolgono a me è «posso dimagrire in gravidanza?», allora la risposta dev’essere: è possibile che tu dimagrisca ma non può essere il tuo focus.

Non è la gravidanza il momento del dimagrimento, così come non è la gravidanza il momento della performance, no?

E molte donne vedo che fanno un po' fatica ad accogliere questo momento come un momento temporaneo. Secondo me quella è un po' la chiave di lettura della gravidanza. È una piccolissimissima fase, se ci pensate, della nostra vita, che capita al massimo due o tre volte, statisticamente, e il corpo poi può tornare anche meglio di prima. Un'altra cosa che consiglio sempre di non fare è proprio ricercare di tornare al corpo di prima, ma semplicemente perché non abbiamo la vita di prima e quindi il nostro corpo rifletterà una vita nuova, degli stress nuovi, dei sovraccarichi nuovi. E questo non significa che non possa essere addirittura migliore rispetto alle nostre aspettative, rispetto alle nostre idee. Perché tante volte c'è un po' questa narrazione “ah, il corpo dopo la gravidanza è sformato”, sicuramente il corpo subisce un grande trauma.

Il trauma del parto è un trauma importante, la gravidanza è impegnativa, però il nostro corpo è anche molto forte. Quindi secondo me è importante ricordarsi che è necessario darsi un po' di fiducia e accogliere il processo. Si parla di esogestazione, questi nove mesi del bambino fuori dal corpo per riprendersi il proprio corpo. Per la mia esperienza possono bastare 2 o 3 settimane, così come arrivare a un anno e mezzo. È molto soggettivo il recupero post parto.

[Anna] – Certo, sì. Quindi tu mi dicevi, per i primi 6 mesi, a parte le nausee, comunque ti sentivi in forma? 

[Sara] – Sì, in formissima. 

Il momento del parto

[Anna] – Invece, verso la fine della gravidanza, com'è andata?

[Sara] – Allora, della fine della gravidanza ricordo solo le ultime 2 settimane in cui non ce la facevo proprio più. Mi sembrava che questa gravidanza fosse durata 3 anni, non 9 mesi. Non vedevo l'ora che questa bambina uscisse. Anche perché invece nelle ultime settimane di gravidanza ricordo che mi gonfiai molto, con questa faccia che sembrava una luna piena e quindi sicuramente molto più faticose le ultime settimane. Mentre all'inizio, pensa che quando sono rimasta incinta, stavo preparando una gara, una qualificazione per una gara, facevo crossfit allora, sollevamento pesi. Perciò facevo pesi altissimi, salti, alta intensità, insomma, tutte cose che non sono proprio associate alla gravidanza.

[Anna] – Non sono propriamente consigliate anche, o no?

[Sara] – Ma ti dirò, in realtà le linee guida ci dicono che se noi siamo abituati a fare sport ad alta intensità prima della gravidanza, possiamo continuare a farlo durante la gravidanza, anche ad alta intensità, chiaramente se le condizioni di salute nostre e della persona che portiamo in grembo lo consentono. Perciò in assenza di controindicazioni specifiche è possibile portare avanti anche l'alta intensità in gravidanza.

[Anna] – In sicurezza ovviamente, è fondamentale. Quindi arrivi alla fine un po' affaticata, diciamo che non vedevi l'ora di incontrare questa Vittoria. E come sei arrivata a termine?

[Sara] – Sono arrivata a 40 più 2, perciò oltre termine, nonostante appunto gli allenamenti. Il giorno precedente al parto, rompo le acque, mi sembra, o perdo il tappo – non ricordo perfettamente questa cosa – e stavo lavorando. Chiamo il mio ginecologo e gli dico “guarda, io avrei ancora un paio d'ore di lavoro, tanto so che il primo parto va lungo, finisco queste due orette e poi vengo”. Io lavoravo a un chilometro dal Mangiagalli, ho partorito lì, e lui mi ha detto “no, tu sei pazza, devi venire immediatamente” e quindi così ho fatto. Sono andata a casa, ho fatto una doccia, ho preso le mie cose, il mio compagno stava lavorando perciò non poteva accompagnarmi, cioè avrei fatto prima da andare da sola, perciò ho preso la mia biciclettina e sono andata.

[Anna] – In bici? Con un pancione di 40 settimane e oltre, ti sei presentata in ospedale con la tua bici?

[Sara] –  Quando ti dico che sono stata un po' incosciente, cioè oggettivamente la giovane età ha dei pro ma anche dei contro, grazie a Dio è stato tutto bene. Comunque sono arrivata in Mangiagalli, mi hanno visitata, mi hanno detto “sì, il travaglio sta iniziando, vai pure a casa, ci vediamo domani, quando hai le contrazioni più ravvicinate, ogni 10-5 minuti, ritorni”. E quindi sono andata a casa e in realtà lì sono iniziati i veri prodromi. Quindi tutta la notte con queste contrazioni, ogni 20 minuti, insomma una notte a non dormire. 

[Anna] – Come l'hai gestito questo dolore? Erano cose nuove? Perché ovviamente è un dolore sconosciuto.

[Sara] – Sicuramente nuove. Sai che non ho dei ricordi molto lucidi di quel momento? Ricordo che la mattina seguente, dopo che mi sono svegliata, ho guardato un film, non ricordo come si chiama, ma ricordo qual è il film. E poi verso le 11 del mattino ho detto, “senti, ci siamo, andiamo”. Sono arrivata in ospedale, mi hanno fatto il monitoraggio, e mi hanno chiesto se avessi voluto l'epidurale, e io stupidamente (ancora con l'incoscienza che torna padrona nella mia vita) ho detto di no, che non la volevo. Quindi, complice il fatto che in quella giornata c'erano molti parti programmati, mi mandano in una saletta ad aspettare e mi abbandonano lì. Per ore e ore e ore, nessuno è più venuto a visitarmi, a vedere come stessi. Solo a un certo punto ci hanno spostato da una stanza all'altra.

[Anna] –  E tu eri insieme al tuo compagno?

[Sara] – Io e il mio compagno, sì. Le prime ore tutto ok, stavo bene, avevo queste contrazioni ogni tot, però non stavo male. 

[Anna] – Gestibile? 

[Sara] – Sì. Poi ho iniziato a stare male, a stare veramente male, mi veniva da vomitare, mi veniva da perdere i sensi. E il mio compagno chiamava e nessuno arrivava. Insomma, morale della favola, verso le sei di sera, cinque e mezza, inizia a suonarmi il monitoraggio. Entra un medico, entra un altro, poi ne entra un altro ancora.

Insomma, in pochi secondi avevo una decina di medici attorno a me, e si avvicina questa ginecologa, che ricorderò per sempre, che mi dice, “dobbiamo tagliarti altrimenti la bambina muore”. Così, parole testuali. E io ho detto va bene, cosa dobbiamo fare, tagliate.

Non ho fatto in tempo ad aggiungere altro che mi hanno legata, mi hanno portata in sala operatoria, hanno iniziato a tagliarmi che ancora sentivo il bisturi, insomma è stato un momento intenso, e quando ho detto loro che sentivo allora mi hanno addormentata.

Consapevolezza e preparazione

[Anna] – Ti eri preparata a un'idea del cesareo?

[Sara] – No, assolutamente no.

[Anna] – Avevi fatto un corso di accompagnamento alla nascita?

[Sara] – Non ho fatto niente, cioè allora proprio ero veramente incosciente, non conoscevo niente di questo mondo e non mi ci sono nemmeno così preparata, cioè per me il parto allora rappresentava una transizione naturale dalla pancia a senza pancia. Non ho mai pensato che potesse essere un effettivo problema. Non sapevo niente della violenza ostetrica, non sapevo niente della possibilità che si potesse morire di parto e che mia figlia sarebbe potuta morire in quel momento. Insomma, è stata un po' una doccia fredda.

[Anna] – Certo, infatti lì per lì, quando l’ostetrica ti dice questa frase così forte, come la vivi su di te? Come ti senti?

[Sara] – Lì la condizione, cioè non hai il tempo di pensare, capisci? Poi io sono estremamente pragmatica in queste cose, quindi va bene il male minore, taglia, taglia subito. E il mio ex compagno mi ha raccontato che dopo che mi hanno portato dentro, in pochissimi minuti erano fuori con la bambina, perciò è durato pochissimo. Io ho la percezione che sia durato tantissimo, invece è durato molto poco. Portano questa bambina a Igor e lui dice, cosa devo fare? Dov'è il manuale di istruzioni? Totalmente impreparato. E l'ostetrica gli dice, “guardi per 18 anni tutto quello che vuole”.

[Anna] – Bellissimo, questa frase è epica. 

[Sara] – Una frase che, devo dire, è molto emblematica. E quindi niente, mi sono risvegliata un paio d'ore dopo, e mi sono ritrovata in una stanza che non era più la sala parto. C'era tutta la mia famiglia e c'era finalmente Vittoria.

[Anna] – Come è stato? Raccontami di questo incontro con Vittoria.

[Sara] – Mi ricordo che la guardavo e dicevo, “mamma com'è bella, bellissima”, ero molto emozionata. Sì, ricordo questa cosa. In realtà poi, avendo partorito verso sera, quella sera non me l'hanno lasciata in camera, l'hanno portata al nido. Io pensavo di riuscire a dormire, visto che praticamente erano 48 ore che non dormivo. Invece non ho chiuso occhio tutta la notte. Anche questo l'ho scoperto dopo, no? Che tu hai l'adrenalina del parto, perciò è difficile che dormi la prima sera. Avrei dovuto farmi sedare, ma si impara dopo. Sicuramente un secondo parto lo vivrei tutto in un altro modo, sai? Sicuramente romperei molto di più le scatole, ma molto molto di più, perché a volte veramente tutta questa educazione, tutto questo buon costume non fa mai il nostro bene, o meglio, non fa sempre il nostro bene.

[Anna] –  C'è bisogno anche di un ambiente che sia accogliente e che aiuti le persone a tirar fuori i propri bisogni in un momento di grande vulnerabilità. Perché alla fine, soprattutto durante il primo parto, tu non sai cosa ti sta succedendo.

[Sara] – No, non sai niente, cioè almeno io non sapevo veramente niente, non ero preparata, assolutamente. E poi c'è stato il post parto, che è un altro bel cinema. Secondo me forse è peggio il post parto del parto in sé, è veramente impegnativo. Anche perché, nel mio caso, ti ritrovi con un taglio da parte a parte, un cesario d'urgenza, che nel mio caso ha significato 32 punti a graffetta, perciò insomma un bel taglio. Quindi mi ricordo che andavo in giro ricurva su questa culletta, perché non riuscivo a stare in piedi dritta.

Mi hanno rimesso in piedi subito eh, io ho partorito la sera e la mattina ero in piedi, e questo è anche merito di tutto l'allenamento che avevo fatto.

I medici erano stupefatti da questa ripresa così veloce. E cinque giorni dopo, perciò quando mi hanno dimessa, mi hanno dimessa che ero in piedi, stavo bene, non avevo dolori, la ferita si stava già rimarginando, perciò tutto bene. Però quelle ore dopo il parto sono state molto impegnative. Ricordo che la mattina seguente al parto, mi portano la bambina intorno alle cinque e mezza, forse le sei, e lei passa tutta la giornata a dormire. In quel giorno vengono a trovarmi delegazioni di parenti, amici, di tutto e di più, e la bambina dormiva, dormiva. Alle 9 di sera vanno tutti via e Igor mi dice, “ascolta io domani mattina vado a correre e poi vengo qua verso le 9:30”, io gli ho detto “sì sì, va bene, nessun problema”. Igor esce dalla porta, la bambina si sveglia e inizia a piangere. E tu dici, vabbè, facile, la attacco, sarà immediato. Come vedi nei cartoni animati, la prendi e l’attacchi al seno. Certo, come no!

Tra l’altro, con il cesareo, la montata latte arriva più tardi, perciò l’ho attaccata ma non usciva niente, anzi non riusciva ad attaccarsi. Quindi sono stata tutta la notte a trafficare questa bambina, provocandomi svariati tagli ai capezzoli; è stata una notte infernale, finché a un certo punto metto la bambina nella culletta e cammino fino al nido. Non so se sei mai stata in Mangiagalli o se conosci, io ero nell'ultima stanza più lontana rispetto al nido, perciò ti fai quel 150 metri di corridoio, che con un taglio e una cullettina ci metti quell'oretta ad arrivarci. Cioè un'ora ci ho messo ad arrivare al nido. 

[Anna] –  E in tutto ciò da sola? Nel senso, nessuno è venuto?

[Sara] – Nessuno. Poi io non voglio colpevolizzare la sanità, purtroppo sono consapevole dello smantellamento della sanità, e che ci sia una carenza di personale rispetto alle necessità, però io ho avuto zero assistenza. È venuta un'ostetrica in camera, alla quarta giornata a dirmi, “ah vabbè l'allattamento è partito”. Certo, in quarta giornata, dopo che ho sofferto come un cane, è partito! E anche al nido ci hanno fatto vedere una volta come cambiare il pannolino e basta così. L'assistenza è stata questa. Sinceramente ho avuto zero assistenza. Se fossi stata più consapevole, ripeto, probabilmente avrei denunciato perché ho avuto una pessima assistenza e ho rischiato di morire, io e mia figlia. Cioè comunque non una leggerezza da poco.

[Anna] – Dici di morire in riferimento al tema del parto? Cioè al cesareo d'urgenza, per cui se fossi stata monitorata di più forse non saremmo arrivati a tanto.

[Sara] – Eh sì, poi io ho eliminato alcuni dettagli un po' splatter, però è stato molto impegnativo e abbiamo rischiato la pelle entrambe.

[Anna] – Ma è importante dirlo perché, per carità, passa il tempo e una poi vuole anche rimanere con le cose belle e non trascinarsi dietro questo peso, però certe esperienze comunque ci segnano nel profondo. E le stiamo raccontando anche per creare maggiore consapevolezza, per fare in modo che le persone che arrivano in un ospedale sappiano di cosa potrebbero aver bisogno, anche perché in quei momenti lì la testa non è propriamente lucida.

[Sara] – No, no, infatti, ma poi nel mio caso appunto ero piccola e inconsapevole e ho sempre avuto questa “cosa” di non voler disturbare e invece no, in quel momento devi disturbare! Perché forse, se fossi stata più problematica, sarei stata considerata diversamente, avrei avuto un'esperienza di parto differente, un'esperienza di post parto differente. Poi, lato mio, da persona così, diciamo, pragmatica quale sono, la bambina sta bene, io sto bene, per me finisce lì. Però non tutte le situazioni poi evolvono in maniera positiva, come nel mio caso. Io mi sono portata dietro zero traumi da parto, cioè, ripeto, io farei un figlio domani, non ho nessun pensiero a riguardo. So che è stato fatto il possibile per la condizione, insomma, ci mancherebbe, però credo che si sarebbe potuto fare differentemente.

Che cos'è l'igiene del movimento?

[Anna] – Certo. Vorrei tornare sul tema del corpo, che un po' abbiamo accennato già quando si parlava di gravidanza. Quando siamo nel post partum questa cosa si accentua in un certo senso, si parla spesso del tornare come prima, no? Quando sappiamo che invece, come mi stavi raccontando, c'è un prima e un dopo e quindi non necessariamente si torna come prima. Come se fosse un obiettivo imprescindibile: dobbiamo tornare al corpo di prima. E diventa quasi una gara, perché ci confrontiamo con il corpo delle altre donne per capire quanto tempo hanno impiegato per tornare al corpo che avevano prima, o se hanno perso i chili accumulati. E oggi tu hai l'opportunità di seguire tante mamme che vengono da te con queste domande. Cosa ti chiedono queste mamme e soprattutto cosa rispondi loro?

[Sara] – Beh, nel post parto sicuramente la richiesta prioritaria è proprio quella di perdere tutti i chili e di far andare via la pancia. Queste sono le due cose che maggiormente mi vengono richieste. In alcuni casi mi arrivano mamme già super compresse, super magre, e la cosa difficile è spiegare loro che non hanno bisogno di dimagrire ulteriormente, anzi, che probabilmente il corpo sta facendo fatica proprio perché non ha un nutrimento sufficiente in quel momento.

E attenzione, nutrimento vuol dire tante cose, non vuol dire solo il cibo eh, vuol dire anche sonno, la gestione dello stress, la gestione della parte emotiva.

Insomma ci sono tante cose che influiscono sull'aspetto estetico del nostro corpo. Quindi la cosa secondo me importante nel post parto è capire un attimo che stiamo facendo una cosa complessa, per cui crescere un essere umano, soprattutto nelle prime fasi della vita di questo essere umano, richiede tempo. Un tempo anche di conoscenza rispetto al bambino o alla bambina, e rispetto alla mia nuova situazione familiare, no? È molto complesso, e bisogna darsi un po' di pazienza e un po' di gentilezza per affrontare al meglio questo momento. 

Il corpo sa, se ci siamo sempre allenate tornerà a darci grandi soddisfazioni, se non ci siamo mai allenate c'è sempre un momento per iniziare. E posso garantire il fatto che l'impegno ci riporta ad una condizione molto simile all'immagine che ci piace di noi. 

La cosa importante da comprendere è che il tempo è molto soggettivo, non c'è un tempo uguale per tutte e, soprattutto, se non raggiungiamo dei risultati entro un determinato periodo post parto, non è detto che quel periodo sia stato sufficiente per il nostro caso specifico. La cosa sulla quale punterei soprattutto l'attenzione nel post parto è il recupero posturale e il recupero del management addominale, cioè delle pressioni addominali, perciò re-imparare ad utilizzare al meglio la regione addomino-pelvica e non intendo, da un punto di vista squisitamente muscolare, ma proprio di gestione delle pressioni.

Cosa succede quando respiro, espiro, tossisco, rido a crepapelle, o alzo il bambino?

Che cosa succede al mio addome quando faccio questa roba qua? Si chiama igiene del movimento, perciò come mi comporto durante tutta la mia giornata, perché magari l'allenamento inizialmente riusciamo a farlo, che ne so, tre mezz'orette alla settimana, Ecco, non sono queste tre mezz'orette a cambiare tutto il nostro corpo, mentre come ci comportiamo nella maggior parte del nostro tempo può incidere parecchio, non tanto sul miglioramento estetico, sul quale comunque incide, ma sull'evitare di generarci delle condizioni che potrebbero essere più complesse da gestire. Pensiamo, ad esempio, a un'ernia della parete addominale.

Sappiamo tutti che durante la gravidanza i nostri retti dell'addome si separano e si crea una diastasi. Nella maggior parte delle donne questa diastasi naturalmente si richiude, mentre in alcune donne non si richiude. Nei casi meno gravi questa distanza resta tra gli 0 e 3 cm, nei casi un pochino più complessi si allarga oltre i 3 cm e può anche presentarsi non solo in larghezza ma anche in profondità. E questo può compromettere la nostra funzionalità addominale, la nostra funzionalità digestiva, può compromettere la funzionalità del pavimento pelvico, il benessere della nostra schiena.

Ci sono tante cose che da un piccolo aspetto che potrebbe sembrare solo di natura estetica in realtà entrano in gioco e hanno a che fare con la nostra salute.

Perciò, secondo me, la prima cosa è l'igiene del movimento e il management delle pressioni intra-addominali. Si può iniziare ad allenarsi da subito, perciò anche dalle prime ore dopo il parto, dalle 12-24 ore dopo il parto. Chiaramente non faremo squat e pesi, ok? Ma faremo respirazioni, attivazione del pavimento pelvico, attivazione della parete addominale. E poi via via si può reintrodurre.

Un grande misunderstanding è che si dice, ad esempio, che l'attività fisica si può ricominciare a 40 giorni dal parto. Ma in questi 40 giorni noi non stiamo ferme a non fare niente eh? E prendi il passeggino e spostalo, alza il bambino, appoggia il bambino, tienilo con un braccio e nel mentre cucini, telefoni, stendi i panni, poi fai il bagnetto. Cioè il nostro lavoro fisico è impegnativo e, tra l'altro, ci troviamo a spostare degli oggetti generalmente pesanti, con forme irregolari, perciò complessi da gestire, e magari senza una forza specifica, perché ci sono donne che non si allenano per tutta la gravidanza e ti ritrovi comunque a tenere in braccio per la maggior parte del tuo tempo un bambino che come minimo pesa 4 kg.

Quindi in realtà il post parto è un momento che ci richiede un sacco di fatica fisica. Tanto più ci alleniamo a sopportare questa fatica fisica, tanto minori saranno le conseguenze. Quindi il mio suggerimento è partite presto, con cose sensate, senza fare cose pazze, non serve fare cose pazze. E non ossessionatevi con il recupero della forma, perché potete anche fare tutto perfetto, iniziare a fare la dieta e allenarvi, ma se la vostra condizione ormonale, ad esempio, non è ancora stabile, tutti i vostri sforzi verranno, non dico, vanificati perché non è vero, però comunque non vi daranno il risultato che sperate e questo potrebbe generare ulteriore frustrazione in un momento della vita che già prevede tanti cambiamenti e tanti stress. Per me è un eccesso che si può evitare. Chiaramente confrontarsi con le persone professioniste sicuramente può aiutare.

[Anna] – Assolutamente, mentre parlavi mi veniva in mente una parola chiave su tutti che è l'ascolto, perché alla fine, soprattutto nel post partum in cui ci ritroviamo a doverci occupare di un altro esserino, l'ascolto invece dei nostri bisogni, del nostro corpo, di come stiamo improvvisamente lo lasciamo da parte, perché ovviamente abbiamo delle urgenze. Però se partiamo da quello, poi possiamo mettere in atto tutte queste azioni, ovviamente seguite dalle persone giuste, per stare bene e ritrovare quella condizione di benessere che è anche fondamentale, di nuovo, per prenderci cura del nostro bambino.

[Sara] – Senz'altro. È vera questa cosa, però per alcune donne è molto difficile. Non è così immediato riuscire a sentire ciò di cui abbiamo bisogno. E proprio per questo a volte c'è bisogno di un aiuto da fuori. C'è bisogno di qualcuno che ti dica, “guarda, fidati, questa è la strada da fare”. E alle volte lo scambio con un professionista, così come lo facciamo col medico, col fisioterapista, con l'ostetrica, con la nutrizionista, ci può portare verso il nostro obiettivo in un modo che sia più sostenibile, perché la chiave è quella eh: cercare di trovare una strada che sia per noi sostenibile, che non ci richieda uno sforzo incredibile e che si incastri con la nostra nuova vita che –  spoiler – cambia di continuo, cioè non è che troviamo un equilibrio le prime due settimane e lo portiamo avanti per tutto il post parto, no, il post parto dura per tutta la vita, dico sempre, perciò...

[Anna] – Esogestazione infinita! E quindi nel tuo caso com'è andata questo post partum infinito che è ancora in corso?

[Sara] – Guarda, per il mio post partum, nel momento in cui siamo tornati a casa, avevo quest'ansia incredibile di questa bambina che, secondo la mia percezione, non respirava bene. E quindi, nel primo mese di vita, Vittoria ha visto almeno tre pneumologi, almeno. Perché avevo proprio l’ansia che questa bambina non respirasse bene. Perché tutti ti dicono, “attenzione che la bambina può morire in culla nel primo anno di vita”, ma nessuno ti dice che durante il parto i bambini possono inalare del liquido amniotico e quindi avere una respirazione difficoltosa nella prima settimana, nei primi dieci giorni. E infatti dopo poco la situazione si è sistemata. Considera che Vittoria ha iniziato a dormire nella sua culla, nella sua stanza, il giorno 3 dall'arrivo a casa. Ovviamente si svegliava, però io non ho mai avuto grossi problemi a dormire poco e in generale lei è sempre stata una bambina abbastanza regolare. Comunque, soprattutto all'inizio, quando ovviamente i tempi sono più piccini, più corti, comunque dormiva quelle sue tre ore filate. Non ha avuto grossi problemi di colichette.

[Anna] – Alla fine l'allattamento è proseguito?

[Sara] – Sì, sì, l'ho allattata fino ai sei mesi. Abbiamo fatto uno svezzamento a sei mesi, più o meno. Ho iniziato a lavorare molto presto. 

Lavorare e chiedere aiuto

[Anna] – Com'è stato il tuo rientro al lavoro

[Sara] – Io sono una grande amante del mio lavoro, mi è sempre piaciuto tantissimo e quindi non è stata una grande fatica. Lavoravo molto vicino a dove abitavo e ho sempre avuto l'enorme supporto di mia suocera. Dico sempre che è il secondo regalo dell'universo dopo mia figlia, è mia suocera.

[Anna] – Oh, andiamo oltre gli stereotipi di queste suocere!

[Sara] – Sì sì, grande aiuto, veramente grande aiuto. E quindi io l'allattavo, andavo a lavoro, stavo lì due o tre ore, poi ritornavo, l’allattavo, e tornavo al lavoro, nel mentre lei stava con mia suocera, andavano a farsi le loro passeggiate. E quindi ho ricominciato dopo venti giorni, ancora con i punti, insomma, è stato sicuramente fisicamente faticoso, perché allora facevo i massaggi e l'allenatrice. 

[Anna] – Certo, non un lavoro fermo, in scrivania.

[Sara] – Però è anche stata una grande spinta. Ripeto, io ero in partita IVA e l'Inps mi ha riconosciuto 1.500 euro un anno dopo la nascita della bambina, perciò o lavori o lavori, non è che ci sono molte alternative. E poi, anche per un tema di indipendenza, insomma, io ho ripreso volentieri, abbastanza presto, e appena la bambina ha avuto un'età, diciamo, più compatibile con gli ambienti che frequentavo per lavoro, portavo anche lei. Lavoravo in una palestrina sotto una chiesa e c'era questa segretaria, Adriana, che è stata un po' la mia seconda nonna, una persona molto grande. E io portavo giù la bambina e stava con Adriana, che ringiovaniva di vent'anni quando stava con lei. E io lavoravo, la bambina stava lì con me. Poi, ripeto, mia suocera e anche la mamma di una mia carissima amica mi ha aiutato moltissimo, Aida. Quindi, diciamo, abbiamo questo, questo... 

[Anna] – Questo villaggio che si è creato intorno a te.

[Sara] – Esatto, bravissima! Molte persone che si sono prese cura di mia figlia insieme a me e suo padre, che è sempre stato super presente e molto attento. Però sì, senz'altro sono stata molto aiutata nella ripresa e guarda, non avrei potuto fare altrimenti.

[Anna] – Questo è bellissimo, perché se facciamo tanta fatica a vedere quel villaggio, ovviamente è importante tirar fuori questi bisogni, di nuovo, il tema del chiedere.

[Sara] – Sì, anche chiedere, brava. Perché tante volte ci si fa un po' le menate. Invece, guarda, io mi sono laureata che Vittoria aveva un anno e l'ultimo esame lo davo a Roma e mia suocera è venuta con me a Roma, ed è stata con me mentre io davo l'esame. La bambina aveva tre mesi. Quindi tantissimo supporto. Quando scrivevo la tesi me la teneva questa mia carissima amica Valentina, anche sua madre. Insomma, ho avuto veramente tanto supporto. Chiedendolo appunto, bisogna avere un po' la faccia tosta, vogliamo chiamarla così? Ma neanche, perché comunque le persone hanno piacere di aiutarti. Tante volte ci aspettiamo che l'aiuto arrivi così, e invece serve chiedere.

[Anna] – Bisogna alzare la voce, infatti. Quindi vedi che siamo passati da un ospedale in cui magari si era un po' più intimiditi e poi abbiamo recuperato alla grande.

[Sara] – Sì, sì, assolutamente. 

[Anna] – Immagina di avere davanti a te una donna, che di donne poi ne incontri tante, che sta pensando alla maternità, ma è intimorita, ed è intimorita proprio dal suo corpo che si trasformerà e cambierà. Che cosa le diresti?

[Sara] – Il corpo in questo caso cambia per accogliere una vita, che farà parte della tua vita per sempre, che ti modificherà la vita. Perciò è, forse, quasi un bene che lasci una traccia di questo grande cambiamento. Posto che il cambiamento non sempre è negativo. Tante volte la nostra mente funziona così, il nostro cervello è spaventato dai cambiamenti e si oppone al cambiamento. Per questa ragione facciamo così tanta fatica a inserire delle nuove abitudini e ad accogliere, in questo caso, un corpo che cambia.

Tuttavia, tante volte è più difficile il pensiero che non la condizione stessa. E, appunto, posso portare la testimonianza veramente di migliaia di donne che hanno ritrovato poi una forma assolutamente simile all'idea che loro avevano di se stesse, gratificante ed esteticamente piacente rispetto, ripeto, alla propria idea di bellezza estetica. Perché non voglio fare la falsa, l'estetica interessa a tante persone, e lo comprendo, comprendo la paura di tante donne di ritrovarsi con un corpo nel quale non si riconoscono più. Però sicuramente lo sport è una delle “armi” che abbiamo nelle nostre tasche per ritrovare una forma che ci soddisfi e ci faccia ricordare che il nostro corpo è vivo e può affrontare un cambiamento, che è un cambiamento molto potente e non necessariamente peggiorativo.

[Anna] – Grazie Sara, io ti ringrazio di cuore perché la tua testimonianza è preziosa e affronta tanti temi molto delicati e sono sicura che la tua storia arriverà al cuore di tante donne che ci stanno ascoltando. 

[Sara] – Grazie mille, mi fa piacere, grazie. 

Credits

Grembo, racconti di pancia” è un podcast di Anna Acquistapace ed è sostenuto da Nidi Fioriti, un'iniziativa che coltiva l’alleanza tra scuola, famiglia e territorio, a partire dai più piccoli. 

Musiche © Pablo Sepulveda Godoy

Produzione video © Andrea Sanna

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